Dalla
sommità della Fossa delle Felci si può realmente
ammirare l'isola di Salina nella sua lussureggiante bellezza.
Le più disparate forme della costa traggono origine
da due grandi montagne vulcaniche totalmente diverse tra loro.
Più selvatico il Monte Porri,
più ospitale e ricco di vegetazione il monte Fossa.
Oltrepassando la frazione di Valdichiesa, l'aria si fa
pura e ricca di profumi boschivi, il paesaggio ed il clima
diventano quelli della collina e, una volta arrivati in cima,
della montagna. Per raggiungere la Fossa delle Felci ci vogliono
tre ore di cammino, è consigliabile quindi la partenza
di buon mattino.
I sentieri sono ricchi di cespugli di erica, lentisco ed
euforbia. Il bosco è odoroso e rigolglioso di
castagni, querce, pini, corbezzoli che raggiungono
anche i sette-otto metri d'altezza. In primavera l'intero
crinale è ravvivato dal caldo giallo della ginestra,
una nota di colore ad effetto sorprendente, un'esplosione
di natura sulla terra più fertile dell'iintero arcipelago.
Si scorgono dei vecchi sentieri in direzione del Santuario
della Madonna del Terzito, che un tempo erano le uniche vie
percorribili per raggiungere la cima. Ai sentieri si alternano
scalinate dai gradini costituiti da grosse pietre e tronchi
di alberi centenari. Qui la natura si manifesta in tutta la
sua bellezza, e consente anche ai meno attenti di notare vere
e proprie delizie del mondo vegetale. Tra gli alberi rari
vi è il leccio che in tempi antichi ammantava
l'intero territorio in una impenetrabile foresta.
In vetta il paesaggio inizia a mutare. La fitta vegetazione
lascia il posto a steppa e rocce. Guardando con attenzione
il cielo in questo punto, è possibile scorgere un'altra
sorpresa della natura: il Falco della Regina, simbolo
di Salina per i naturalisti, splendido esemplare dalle spettacolari
tecniche di volo e dall'imponente apertura alare. E' un uccello
molto raro e sembra una velocissima macchia scura nell'azzurro
intenso del cielo.
Dopo la steppa, si incontrano le felci, basse e a piccoli
gruppi, esse aumentano di numero e dimensioni procedendo verso
il cratere.
Da un punto panoramico, sul ciglio del cratere, si scorgono
grandi rocce, di un colore cangiante dal bianco al rosso.
E poi ancora una volta le felci che delimitano ed invadono
i sentieri, e che ospitano conigli selvatici talvolta rari
da vedere.
L'atmosfera che si respira alla Fossa è densa di magia
e romanticismo; completano il tutto degli enormi castagni
che hanno raggiunto tali dimensioni grazie alla ricchezza
del terreno. Uno sguardo intorno e ci si rende conto di aver
raggiunto il tetto delle Eolie, da dove all'orizzonte ad una
a una si ammirano le altre splendide sorelle.
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Nell'isola
la fauna è molto varia e ricca ed è rappresentata da uccelli
e lucertole tra i vertebrati mentre gli invertebrati sono presenti
con i Coleotteri Tenebrionidi e i Molluschi Gasteropodi.
In primavera e autunno, transitano uccelli migratori come pellicani,
aironi rossi e cenerini, gru, oche selvatiche, anatidi, cormorani,
fenicotteri, quaglie e cigeri. Le specie stanziali più
interessanti sono la berta maggiore e la berta minore, chiamata
localmente "araghiune". Tra i rapaci è frequente il falcone
mediterraneo, il lodolaio, il falcone della regina e il falco
cuculo.
Le BERTE appartengono
alla famiglia dei Procellariformi (la stessa degli albatri);
sono uccelli marini dotati di una straordinaria capacità di
sfruttare le correnti d'aria, tale da permettere loro di volare
per ore controvento senza quasi muovere le ali. Il loro habitat
è il mare aperto, da cui rientrano solo nel periodo della riproduzione
per prendere posto in colonie localizzate sulle pareti delle
coste rocciose. Notevole è anche la loro velocità in volo che,
se normalmente è di 80 km/h, può anche raddoppiare con condizioni
di vento favorevoli. La BERTA MAGGIORE (Procellaria diomedea)
è comune nel Mediterraneo, e al suo verso vagamente umano si
fa risalire l'origine di molte leggende. Il piumaggio è scuro
sul dorso e biancastro sul ventre, come nella berta minore:
a distinguerle, oltre che le dimensioni (la maggiore è grande
più o meno come un gabbiano) è il colore del becco, giallo nella
maggiore e scuro nella minore. La BERTA MINORE (Puffinus puffinus)
segnalata come nidificante a Capraia, dovrebbe essere una rarità
per le nostre latitudini, visto che il suo areale tipico è tutto
interno al Mare del Nord. Caratteristica è la rotazione sull'asse
longitudinale che compie mentre è in volo.
GHIRO (Glis glis) appartiene alla famiglia
dei Gliridi o Ghiri, animali tipicamente notturni o crepuscolari.
In inverno cadono in letargo, ritirandosi in buche sotterranee
(circa 60 cm sotto terra) di preferenza sotto ceppi di alberi.
Possono dormire - e quanto profondamente fa parte del mondo
degli aneddoti - fino alla fine di aprile. Il ghiro è un roditore
di taglia più piccola dello scoiattolo (circa 25 cm compresa
la coda). La pelliccia è grigio cenere sul dorso, lattea sul
ventre. Possiede lunghe vibrisse, nere come la mascherina oculare;
la gola, le guance e le zampe sono bianche. La coda, cespugliosa,
è grigio-marroncina sulla parte superiore mentre inferiormente
è percorsa da una striatura bianca. Vive preferibilmente nei
boschi luminosi di latifoglie e nei frutteti, ma non è legato
rigidamente a questi ambienti e lo si può trovare anche nei
boschi di conifere, umidi e ombrosi. Passa il giorno dormendo
dentro buchi dei tronchi o in vecchi nidi abbandonati, o costruiti
vicino alle biforcazioni degli alberi. Si riproduce subito dopo
il letargo, partorendo anche 10 piccoli. Si ciba abbondantemente
di frutta, insetti, bacche e uova. Prima di cadere in letargo
intensifica l'alimentazione con frutta secca e semi perché,
durante il sonno, perde anche la metà del suo peso. |